• PROGRAMMA
    L’intervento riguardava un piccolo edificio esistente in pietra, situato all’interno di un nucleo compatto: la Rongia, nel Comune di Gordola. 
    Il programma richiesto prevedeva la realizzazione di un’abitazione primaria per una o al massimo due persone, comprendente tutti gli spazi abituali, anche se con dimensioni ridotte. 
    Esternamente, era desiderata la formazione di un piccolo orto.

    ANALISI
    L’edificio si trovava in stato di abbandono da alcuni decenni.
    I locali fuori terra erano privi di qualsiasi impianto o servizio e necessitavano una ristrutturazione totale.
    La cantina a volta meritava invece di essere mantenuta.
    I rapporti verso l’esterno dell’edificio riflettevano le condizioni di accesso e la tipologia della casa doppia, divisa a metà fra due fratelli:
    tutti gli accessi ai locali avvenivano dal lato lungo attraverso il vicolo privato e il ballatoio aperto.
    Le norme edificatorie erano molto restrittive per ogni intervento visibile dall’esterno dell’edificio.

    L’idea di progetto si compone essenzialmente di due parti.
    La prima riguarda l’involucro esistente dell’edificio, costituito dalle pareti esterne con le proprie aperture originali, che si sono volute conservare integralmente, senza forzare le norme d’intervento, quale elementi di memoria e di relazione con il contesto del nucleo. Sempre per questa ragione le murature di pietra sono state restaurate, così come gli intonaci esterni, che contornavano le aperture. La facciata principale è stata completamente intonacata per evidenziarla dalle altre, in considerazione della relazione con il vicolo e la presenza degli accessi. Sono stati necessariamente sostituiti tutti gli elementi di legno usurati e inutilizzabili, con legno di larice impregnato, più resistente nel tempo, tra i legni usuali indigeni. Sono stati eliminati tutti i corpi estranei aggiunti in epoche successive, ripristinando il volume principale. È stato ricostruito il tetto in pietra e travi di legno, con il sistema originale a capriate, che liberavano dalle strutture portanti gli spazi interni.

    La seconda idea prevedeva l’inserimento interno dei nuovi elementi strutturali e d’arredo eseguiti con sistemi costruttivi e materiali marcatamente distinguibili dall’esistente, senza possibilità di confusione tra esistente e nuovo. Tutto l’intervento interno è stato organizzato attorno all’elemento contenitore centrale, compenetrante l’edificio esistente. Il concetto iniziale di camino è stato ampliato seguendo una logica compositiva che ha permesso di inglobare oltre a stufa e camino, le canne fumarie, le scale ed i vani d’illuminazione zenitale (necessari per contrastare la penombra dei piani inferiori). Il contenitore centrale suddivide lo spazio in piccoli ma numerosi locali, che si sviluppano in verticale. Il volume del contenitore si sviluppa e si articola man mano che sale, relazionandosi con i vari locali, diventando il lucernario culminante che fuoriesce dal tetto.
    Per la realizzazione delle due solette intermedie si è voluto riprendere, come per il tetto, il concetto di struttura ad ossatura con appoggi esclusivamente perimetrali, per liberare gli spazi interni:
    Sono quindi state eseguite le travature con griglie metalliche, che hanno permesso altezze molto contenute, rivestite direttamente con tavole di larice immaschiate.
    Gli armadi, le pareti interne divisorie e le porte sono stati tutti eseguiti con pannelli di legno laminato monocromatico, con testate di legno naturale. Il rivestimento interno del tetto, dopo alcuni studi di variante, è stato realizzato con una composizione astratta di pannelli geometrici tinteggiati con colori puri (con riferimento al movimento neoplasticista), nell’intento di scomporre la combinazione formata dai pannelli di rivestimento e dalle travi a filo con funzione portante.

    DATI DI PROGETTO
    Superficie lorda: 
    mq 108
    Volume SIA:
    mc 400
    Locali:
    cantina (pc), 
    cucina e pranzo (pt),
    soggiorno, guardaroba e bagno (1p),
    camera (2p)
    Costi chf 230’000

    RIFLESSIONE FINALE
    Questo è stato uno dei miei primi incarichi ricevuti.
    Ho potuto applicare la mia propensione a razionalizzare le soluzioni ma anche, viste le esigue dimensioni, a ottimizzare ogni minimo dettaglio. In questi primi lavori è presente anche l’interesse per le teorie postmoderne, in questo caso utilizzando elementi simbolici o di riferimento. Ho potuto abitare in questo edificio per alcuni anni e sperimentare quindi direttamente le mie idee e il risultato ottenuto. La sfida di questo progetto era di riuscire ad ottenere un’abitazione confortevole nonostante le modeste dimensioni originali. L’idea fondamentale di concentrare tutte le funzioni che riguardavano ogni piano (collegamenti, luce e riscaldamento) all’interno di un unico contenitore, piuttosto che distribuirli nello spazio, si è dimostrata corretta. L’aspetto critico del progetto di scomporre gli spazi in piccoli ambienti è compensato dall’aver inserito un vero e proprio elemento simbolico e compiuto, elaborato e con dei riferimenti metaforici di rimando; piuttosto che dividere con un semplice muro. Il contenitore è effettivamente percepito come un nuovo elemento che si posiziona all’interno dell’intero volume preesistente. Per quanto attiene l’intervento all’esterno dell’edificio, il rigore delle facciate rispetta effettivamente il contesto esistente. Gli elementi e i materiali, sia esistenti che nuovi, si relazionano con la memoria e la tipologia costruttiva del sito.